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Santoro, addio "Servizio pubblico": "La crisi non è dei talk ma del sistema tv"

  • 26 Maggio, 2015
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  • Pubblicato in Cultura
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Il giornalista presenta, con Giulia Innocenzi, la nuova stagione di "AnnoUno" e ufficializza la chiusura del suo programma su La7. "Il 18 giugno in piazza, a Firenze. Indossate qualcosa di rosso"

 

SI CHIUDERA' con una puntata in piazza a Firenze, il 18 giugno, l'avventura di Servizio pubblico, "chiederemo a tutti di indossare qualcosa di rosso" dice Michele Santoro annunciando così la fine della storica trasmissione da lui ideata e condotta su La7. "Abbiamo fatto più di cento puntate, dobbiamo aver il tempo per pensare a cosa faremo" dice il giornalista durante un incontro nella sede della Stampa estera a Roma dove accompagna Giulia Innocenzi alla presentazione della nuova stagione di Announo, in onda dal 21 maggio con un nuovo ciclo spalmato su quattro puntate (la prima sulla carne e gli allevamenti intensivi, poi si parlerà anche di famiglie omogenitoriali e di dipendenza da internet). Ospiti fissi Antonio Di Pietro e Alba Parietti a interagire con i ragazzi in studio; confermati inoltre i The Jackal e Saverio Raimondo, così come Pablo Trincia. La Innocenzi assicura: "Saremo molto attenti ai diritti e alle storie che i media non raccontano". Ospiti della prima puntata Umberto Veronesi e Oscar Farinetti.

Ma è su Santoro che si concentra l'attenzione dei cronisti. Parla dell'esperienza di Servizio pubblico, di riforma della Rai, di Matteo Renzi: "Se il presidente del Consiglio vuol dare la dimostrazione che il Paese cambia, provi a cambiare la Rai. E' una riforma senza costi, l'unico prezzo per lui è rinunciare al controllo sulla tv di Stato. Se da un cambiamento della Rai e della governance cambia il sistema è un punto, altrimenti non si arriverà a un mercato in cui ci si sfida liberamente, come Renzi ha promesso". La chiusura di Servizio pubblico è anche l'occasione per riparlare - l'aveva già fatto qualche mese fa - dello stato di salute dei talk show, un genere che lui stesso ha di fatto reinventato con programmi come, appunto, Servizio pubblico, che ha segnato una parte importante della storia della tv italiana e la vita di La7. "Si sono dette tante stupidaggini, affermare che in Italia c'è la crisi del talk, è un falso teorico. C'è la crisi del sistema televisivo italiano, da cui da tempo l'innovazione è scomparsa. Abbiamo creato una crescita assurda nella politica in un momento di offerta molto bassa. Dovete chiedervi il perché. Il flusso incessante di trasmissioni fotocopia o brutta copia ha disorientato il pubblico dei canali generalisti". La sua trasmissione "è nata senza un canale di distribuzione ed è riuscita a raggiungere risultati straordinari - ricorda - passando dallo 0,3% all'8% di ascolto". "Oggi - continua Santoro - nel settore c'è una situazione di superinflazione, gli editori hanno scelto di mettere in competizione tra loro i contenitori informativi, La7 stessa è diventata una rete dove l'innovazione ha avuto un margine assai scarso". Il suo futuro? "Ho molte idee, mi auguro che a Cairo possano interessare. So solo che almeno per un po' non farò un programma da trenta puntate. La verità è che sono sul mercato, metto le mie idee a disposizione di Rai, Sky".

"Nessuno ci censura - aggiunge Santoro - noi facciamo cose straordinarie, agli altri lasciamo le cose ordinarie".  E osserva anche che un eventuale nuovo programma potrebbe "pure essere itinerante". Tante idee, ma soprattutto le possibilità di realizzarle, a cominciare ovviamente dalle risorse finanziarie. Santoro, tiene a dire Cairo, "ci ha sempre lasciato enorme libertà, siamo in ottimi rapporti e spero di continuare ad averne. Ancora oggi Servizio pubblico è leader nei social network ed è il più seguito via streaming. Quando sono arrivato a La7, mi auguravo diventasse cavallo più veloce di tutta la televisione italiana. Cairo non ha mai ostacolato il nostro programma, non ha mai posto limiti. Sarebbe da mettere alla guida del Paese, farebbe la spending in maniera ottima".

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