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A Milano la catena umana contro il razzismo

Dopo i disordini di Milano, dopo che Alfano ha ammesso che la strategia era di “lasciarli fare, ed evitare gli scontri, evitare una nuova Genova” (e sappiamo tutti perché è stata adottata questa tattica, Expo è buono e bello), apprendiamo (dai fatti) che la strategia della Polizia italiana è “debole coi forti, forte coi deboli”, e ci sarebbe da chiedere lumi al Viminale sui canoni secondo cui si decide codesta linea d’azione.

Non riproporremo immagini di Milano, perché le conoscete già tutti, macchine e infrastrutture pubbliche alle fiamme, vetrine di banche e negozi sfondate, nessuna carica in momenti cruciali, nessuno scontro fra polizia e devastatori del corteo nero, insomma, scenario da guerra civile. E tutto questo mentre, e questa è una certezza, v’erano poliziotti infiltrati fra i black block (per saggiare il rischio che questi presentassero, non per aizzare la protesta, come qualche cospirazionista vorrebbe far credere). Quando poi i black block si sono dati alla macchia e i poliziotti hanno iniziato a inseguire “il nulla” (giacché sapevano benissimo, grazie all’infiltrazione, qual era la strategia), ormai era troppo tardi, e Milano era distrutta. Tutte quelle che abbiamo visto sono state scelte consapevoli del Ministero dell’Interno,  che conosceva benissimo il quadro della situazione, e non voleva gettare ulteriore benzina sul focolare di Expo 2015: Expo è buono e bello, ancora, e basta.

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