Entrata nel gorgo dell'integralismo islamico, Nadine lascia un lavoro da autista, si toglie jeans e vestiti da occidentale e indossa il velo integrale, un niqab nero, esce poco di casa. Esce la mattina presto, accompagna il nipote a scuola, ma non attraversa la strada, guarda il bambino entrare a scuola da lontano. "Non posso avvicinarmi a esseri impuri". Vive fra pc e cellulari, cerca sul web contatti siriani, crea e cancella account su Facebook dove sogna la sua nuova vita da soldatessa: "Perché la mia vita - dice- è la jihad".
Gli investigatori milanesi la considerano una minaccia. In un fascicolo è stata iscritta per associazione con finalità di terrorismo e di eversione dell'ordinamento democratico. Pochi mesi fa la Digos di Milano chiede alla Procura il nulla osta all'espulsione della ragazza. L'8 agosto Nadine lascia l'Italia. In casa la polizia ha trovato un notebook, un tablet, due cellulari, uno smartphone, una pen-drive e i disegni della bandiera dell'Isis. Su Facebook, Nadine ha una pagina interamente in lingua araba, la foto del suo profilo è un'immagine dell'Isis, come nome alternativo ha la scritta in arabo "La serva di Dio monoteista". Sul diario condivide immagini e documenti del gruppo terroristico Jobhat Al Nusra e scrive: "Sono pronta al martirio, in nome di Dio, il mio scopo è la jihad".